Siamo nella Napoli dei primi del Novecento (epoca non definita ma tra il 1900 e 1930) dove incontriamo il nostro protagonista, Martin Eden (interpretato da Luca Marinelli), un giovane marinaio squattrinato.

A dare la svolta alla sua vita, l’incontro con Elena, una giovane ricca del posto che gli fa scoprire l’amore per la lettura e il sapere. Martin diventa ben presto avido di conoscenza che lo spinge a voler diventare uno scrittore. La storia si intreccia con le vicende politiche e sociali che caratterizzano quel periodo. Tra lotte sociali e capitalismo in ascesa, Martin scopre la sua vena anarchica e al di fuori degli schemi imposti dalla società e questo cambia la sua vita e la sua carriera, ormai in ascesa, di scrittore.

Il regista Pietro Marcello, da sempre documentarista, racconta in modo non convenzionale e originale la storia di Martin Eden, liberamente ispirata al romanzo di Jack London e lo fa servendosi della bravura di Luca Marinelli e di uno stile registico libero e senza preconcetti. Tra flashblack che ricordano vecchie riprese dei primi del Novecento e una fotografia che regala un tocco vintage alla pellicola, Martin Eden diventa un’opera coraggiosa e audace.

Seppure guardando al passato, Marcello ci racconta uno spaccato italiano che ancora oggi sembra essere attuale. Lotte sociali contro il capitalismo e l’individualismo che non sono mai cessate e che hanno logorato Martin Eden fino alla fine.

Un film sicuramente stilisticamente non semplice da digerire ma che si discosta dal classico cinema contemporaneo italiano e lo fa con un linguaggio autentico e senza finzione. Un’autenticità che passa anche attraverso l’interpretazione di Marinelli che è la colonna portante di tutto il film e che potrebbe vincere la Coppa Volpi.