La seconda stagione della serie “The Handmaid’s Tale” tratta dal libro di Margaret Atwood “I racconti dell’ancella” è disponibile su Tim Vision in Italia (distribuita da Hulu) e voglio darvi qualche ottimo motivo per vederla assolutamente.

Ambientata in un mondo apparentemente impossibile ma possibile
Tutte le volte che mi imbatto in una puntata di Handmaid’s Tale, all’inizio, il primo pensiero è sempre lo stesso: e se succedesse per davvero? Perché, vedete, il mondo di oggi in costante cambiamento e l’odio si diffonde in fretta, in particolar modo sul web, dove i leoni da tastiera proliferano e vomitano bile a destra e a manca. Ecco, il mondo narrato nella serie è simile: prima c’era una società “civile”, poi è arrivata la paura, l’odio verso il diverso e alla fine la guerra e la vittoria di una nuova società, basata su una dittatura. Il tutto causato dal calo di fertilità come conseguenza a radiazioni,  all’inquinamento e malattie.

Le personalità (e non i personaggi)
Ho scelto di citare le personalità perché i personaggi sono abbastanza banali: c’è il cattivone di turno con a fianco la moglie ancora più cattiva, la schiava, anzi un mondo di schiavi, schiavizzati per produrre vita, per procreare. 

Il Comandante e la moglie

Così potremmo semplificare i personaggi ma sono le personalità di ognuno ad emergere in modo preponderante e selettivo nei confronti del banalismo di altre serie dove c’è sempre un eroe e un antieroe. In questo caso le personalità sono impregnate dal bene e dal male, giustizia e ingiustizia, dal fare la cosa giusta a diventare cattivi, dallo scegliere da che parte stare. Insomma, le regole non esistono anche se Galaad, lo stato “nazista” dove vivono i personaggi è fondato sulle regole. Un continuo controsenso che crea personalità appassionanti allo stato puro.

June, ovvero Elisabeth Moss, ovvero l’ancella narrante
Ecco, questo direi essere il punto di forza di Handmaid’s Tale. Certo, penserete, i personaggi sono spesso il cavallo di battaglia di ogni serie che si rispetti ma in questo caso aggiungerei il perché che non è scontato.  Elisabeth Moss interpreta la protagonista June, una donna che nel passato (la serie è suddivisa in due spazi temporali, il passato dove lei era una donna libera, un’editrice di successo e una mamma, compagna di Luke e il presente dove lei è appunto un’ancella). Noi viviamo la serie dal suo punto di vista, raccontato sempre in prima persona. E’ quella che ci trasmette, in modo eccellente, tutto quello che succede, per lo più rabbia, insoddisfazione, segregazione e, in piccolissima parte, libertà.

Un gruppo di ancelle

La regia e fotografia
Non ci sono colori sgargianti a Galaad solo il rosso dei vestiti delle ancelle, il rosso peccato, peccaminoso che ricorda anche il sangue che sgorga a, tra impiccagioni e pestaggi. Per il resto la fotografia tenue, dove si gioca tra ombre e luce è magistrale. La regia invece, che sceglie le inquadrature spesso in primo piano per raccontare al meglio le emozioni contrastanti dei protagonisti, è la carta vincente di questa magnifica serie.

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