I bambini sono cresciuti. Questo è il primo dato di fatto. Insieme a loro però è maturata anche la storia e questa terza stagione di Stranger Things mi è piaciuta e non poco.

Non era semplice rialzarsi dopo il flop della seconda stagione ma i fratelli Duffer sono riusciti a compiere un piccolo miracolo regalandoci una vera e propria chicca confezionata alla perfezione. Tutto funzione, dagli intrecci narrativi ai personaggi, dalle figure femminili (finalmente rappresentate degnamente) fino alla parte horror, davvero horror!

 PERSONAGGI

In questo i fratelli Duffer sono riusciti nell’ardua operazione per cercare di risollevare la serie dalla brutta e noiosa piega intrapresa nella seconda stagione. C’è un’evoluzione dei caratteri e delle intenzioni dei nostro giovani avventurieri, che, da bambini che giocano a Dangerous & Dragon diventano degli adolescenti con in testa l’amore, i primi rapporti con le coetanee, l’amicizia e le prime e vere discussioni.

C’è una scelta precisa da parte dei fratelli Duffer di voler raccontare tutto questo, con ironia ma anche una lieve patina di malinconia per la vita che cambia (tematica che chiude anche la serie, il cambiamento come nuovo capitolo della vita).

I PERSONAGGI FEMMINILI AL CENTRO

Finalmente assistiamo ad una degna rappresentazione dei personaggi femminili: Undici, da sempre la protagonista indiscussa, lascia spazio anche alle donne della serie e riusciamo così a conoscere meglio Max che acquisisce un suo spazio centrale e una caratterizzazione degna del suo ruolo; Nancy, che deve lottare con le squallide discriminazioni in campo lavorativo solo perché sei donna e lo farà alla grande e diverse new entry: la madre di Nancy e Mike che in questa stagione si mette a nudo, tra rimpianti e rimorsi e altri due fondamentali nuove entrate: Robin (Maya Hawke) che ha un ruolo ben preciso nella serie e un carattere unico e la sorellina di Luke, Erika che solo all’anagrafe ha 9 anni, con una mente eccelsa e un futuro da…nerd!

Le donne hanno preso il potere e sono andate a colmare quel triste e indegno vuoto che hanno avuto nella seconda stagione diventando le vere direttrici della trama. 


HORROR? SI, GRAZIE!

Forse la vera ciliegina sulla torta è stata la decisione di fare un terza stagione davvero horror style. Il nuovo mostro-demogorgone non è solo terribilmente splatter ma raffigura proprio quello che stanno vivendo i personaggi: si perché l’ombra, quella sensazione di stare “come sulle montagne russe” che descrive ad un certo punto Will non poteva più essere rappresentata con un semplice mostro ma ci voleva qualcosa di più schifoso. Una melma oscura e vomitevole, una carcassa tenuta in vita dalle carcasse umane delle quali si nutre, un blob che si impossessa in modo brutale e vigliacco delle persone per poi trasformarle in una parte del suo “corpo”. Questa volta lo fa in modo più subdolo ma inconsciamente molto più turbante delle altre stagioni dove uccideva in maniera più classica e veloce. 

L’horror si percepisce molto di più ed è quel tocco finale che spinge lo spettatore a sentirsi parte integrante della storia. 

SI, SIAMO ANCORA NEGLI OTTANTA

Questa citazione non c’è nella stagione ma i Duffer regalano allo spettatore una citazione dopo l’altra (per l’amore dei fan). E’ vero, questo è sempre stato il cavallo di battaglia della serie e alcuni di voi sicuramente staranno pensando che a lungo andare può diventare ripetitivo ma la carta vincente lanciata dai Duffer risiede proprio nella modalità di racconto. 

Da Ritorno al futuro che viene citato e fatto vedere sul grande schermo alla canzone che tutti conosciamo della Storia Infinita che diventa un canto d’amore tra due adolescenti alla paura che si prova per la prima volta a vedere Il giorno degli zombie del grande Romero fino a tante altre che non ci riportano solo indietro nel tempo ma ce lo fanno vivere come se fosse una novità, una prima volta. Per non parlare del Luna Park, vera scena cult di tutta la serie, tra palloncini rossi e clown, vi ricorda qualcosa? 

Le citazioni sono oro per la serie ma sono anche un fulcro importante sul quale stabilizzarsi, un flusso canalizzatore per attirare lo spettatore e alleggerire la trama, a volte ce n’è bisogno.

Infine, la serie cerca di affrontare, sotto la patina horror e anni 80 revival anche tematiche sociali importanti, dalla discriminazione sui luoghi di lavoro alla omosessualità, dall’amicizia intesa come valore e crescita morale fino a cercare di impartire una sorta di morale che, seppur banale per certi versi, è vincente per il grande pubblico.