In vista dell’imminente uscita di Dark Phoenix, ultimo capitolo della saga targata Fox, ripercorriamo la trilogia dei “giovani” X-Men targati Fox iniziata nel 2011.

 

X-MEN: L’INIZIO (2011) di Matthew Vaugh
Anni ’60. Durante la crisi missilistica cubana, i due mutanti Charles Xavier e Erik Lehnsherr iniziano a radunare una squadra di giovani mutanti per fermare il piano diabolico di Sebastian Shaw. Si riparte. Dopo la prima trilogia degli X-Men (conclusa malamente con X-Men: Conflitto Finale), il regista Matthew Vaugh realizza un reboot avvincente e ben costruito. Merito di un ottimo cast (James McAvoy, Michael Fassbender, Kevin Bacon, Jennifer Lawrence) e di una ambientazione 60’s accattivante. Il pubblico e i fan dei mutanti Marvel apprezzano, e il film vola al botteghino. Fresco

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X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO (2014) di Bryan Singer
In un distopico futuro alternativo, dove i mutanti sono cacciati da sanguinari robot chiamate Sentinelle, gli X-Men sono costretti a tornare indietro nel tempo per impedire l’assassinio del professor Bolivar Task, creatore delle Sentinelle. Secondo capitolo della nuova saga X-Men diretta questa volta da Bryan Singer, che torna alla regia dopo aver diretto i primi due capitoli della vecchia saga (X-Men e X-Men 2). La storia, tratta dal bellissimo fumetto omonimo scritto da Chris Claremont e John Byrne, fonde perfettamente fantascienza di alto livello e storia americana degli anni 70, in un crescendo emotivo che unisce due generazioni. Effetti speciali da urlo (la scena al rallenty con Quicksilver è già cult) per uno dei capitoli più belli della saga. Temporale

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X-MEN: APOCALISSE (2016) di Bryan Singer
Il più potente mutante del mondo, Apocalisse, viene risvegliato dal suo sonno millenario. Gli X-Men faranno di tutto per sconfiggerlo. Dopo i complessi intrecci temporali di Giorni di un Futuro Passato, Bryan Singer decide di portare sul grande schermo uno dei nemici più famosi dei mutanti Marvel. Peccato che l’operazione, che sulla carta sembrava epocale, è riuscita solo a metà. Oscar Isaac non riesce a dare profondità al personaggio e il suo Apocalisse risulta poco minaccioso. Resta un finale divertente e spettacolare. Ma nulla più. (quasi)Apocalittico

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