L’operazione reboot/nostalgia di casa Disney continua!! Dopo la recente delusione delDumbo firmato Tim Burton (e dopo altri deludenti remake live-action), la Disney ci riprova con Aladdin, capolavoro d’animazione del 1992. Questa volta però le carte sembravano interessanti: un regista mai banale come Guy Ritchie, Will Smith nella mitica parte del Genio della Lampada e, ovviamente, i soliti effetti speciali all’avanguardia. Peccato però che alla fine le carte si sono rivelate (quasi) deludenti.

Il film, molto simile al cartone Disney è sicuramente godibile. Due ore e poco più che scorrono senza particolari momenti morti, Will Smith e Aladdin sono una coppia cinematografica abbastanza vincente ma il resto del cast delude. Non c’è un approfondimento dei personaggi, primo fra tutti Jafar che, se nel cartone aveva un ruolo centrale e soprattutto una spiccata espressività, nel film diventa un uomo qualunque, senza nessuna caratterizzazione. Anche Jasmine, che nel film acquisisce anche una canzone in più verso la fine, messa a caso e senza molto senso, una sorta di rivincita femminile che si trasforma in una scena a caso.

 

Dal punto di vista della fotografia, spiccano i colori, caldi, luminosi che riempiono lo schermo, anche se il film sembra una copia di un qualsiasi film di Bollywood e non si capisce questa deriva verso l’India visto che l’ambientazione dovrebbe essere il medioriente.

In più qualche pecca anche nelle scenografie di Agrabah, troppo finte con le case rosa..mah.

Infine le musiche, capiamo la scelta (giustissima) di tenere le canzoni originali, la voce di Naomi Rivieccio (Jasmine) è davvero intensa e potente ma gli arrangiamenti scelti non ci hanno convinto molto.

In particolare per quanto riguarda la canzone più conosciuta che tutti conosciamo a memoria “Il mondo è tuo”.

A questo punto la domanda sorge spontanea. Che senso ha riportare in vita i classici d’animazione anni ’90 con attori in carne e d’ossa? Forse la risposta è solo una.