E chi l’avrebbe detto che tra le tante serie mediocri Netflix ci ci sfornasse un gioiellino come La regina degli scacchi?
In tante recensioni che ho letto in queste settimane tutti hanno evidenziato come la serie sia di un’eleganza estrema e mai invadente. Ma non c’è solo questo ovviamente. Andiamo per step.

LA STORIA

La storia è quella di Beth, bambina orfana che alla tenera età di otto anni viene mandata in orfanotrofio dove scopre una passione/ossessione per gli scacchi. Una passione alla quale si aggrappa con tutte le sue forze e che diventa da subito una speranza per una vita migliore. Un grande talento e un sogno che si avvera, si perché Beth diventerà la giocatrice più forte d’America, capace di sfidare addirittura i campioni del mondo, i Russi.

In questa cornice ci sono due grandi fattori che danno una spinta fatale alla serie: il contesto storico/sociale/culturale e l’attrice che interpreta Beth, il fenomeno Anya Taylor-Joy.

Infatti la storia si muove negli anni Sessanta, dove il femminismo inizia a prendere piede insieme alla Guerra Fredda che divide gli Stati Uniti e dove inizia una vera e propria rivoluzione culturale.

ANYA TAYLOR-JOY, LA GRANDE PROTAGONISTA

In questo contesto gioca e vive una glaciale ma determinata più che mai Beth e solo un talento come Anya poteva dare il volto ad un personaggio del genere. Tenace, cinica, talentuoso ma anche fragile e molto, molto malinconica. Bravissima allo stato puro e in grado di sorreggere tutta la serie da sola.

Elegante, con un ritmo coinvolgente già dal primo episodio, sceneggiatura e scenografie al di sopra delle aspettative come del resto tutta la serie. Insomma, quando vuole, anche Netflix ci fa emozionare alla grande!