Una lunga nottata, quella della 92esima edizione degli Oscar che ha visto per la prima volta, un film non americano ma bensì sudcoreano, trionfare nelle categorie Miglior Film e Regia, mai successo prima d’ora. 

IL TRIONFO DI PARASITE 

Tutti stupiti, primo fra tutti proprio Bong Joon-Ho, il regista che, dopo la Palma D’Oro dello scorso anno a Cannes, tanti altri premi e riconoscimenti collezionati nei fari festival ecco che riesce nell’impresa dove nessun film internazionale era mai riuscito: vincere miglior film e regia sorpassando i colleghi statunitensi.

E’ Parasite, una black comedy con un’impronta thriller e una forte denuncia sociale alla base della storia che convince la giuria dell’Academy tanto da premiarla nelle categorie più ambite. Oltre al film e regia, il film sudcoreano vince anche miglior film internazionale e miglior sceneggiatura originale, scavalcando anche Tarantino, tra i favoriti che purtroppo torna a casa a mani quasi vuote (il film ha vinto solo miglior scenografia). 

Un trionfo su tutti i fronti per un film che oggettivamente è costruito alla perfezione e che porta il cinema d’autore a un livello mainstream che funziona alla grande. 

E mentre c’era chi dava per favorito 1917 sia per miglior film che regia (film che ha collezionato solo premi tecnici e non di storia e narrazione) e chi invece sperava in una scelta più originale come Jojo Rabbit di Taika Waititi che comunque si è aggiudicato il premio come miglior sceneggiatura non originale, Parasite stravince. 

I GRANDI ESCLUSI: NETFLIX E LA VECCHIA HOLLYWOOD

Se c’è un grande escluso dai premi dell’Academy è proprio la piattaforma streaming che tutti conosciamo bene: Netflix. In concorso con The Irishman (candidato a 10 premi oscar e zero vinti) di Martin Scorsese, il film di animazione Klaus (scalzato da Toy Story 4), Marriage Story (5 nomination e una statuetta vinta, miglior attrice non protagonista Laura Dern), Netflix non si porta a casa praticamente nulla e questo conferma la scelta, sbagliata, di voler portare sul piccolo schermo film che invece meritano il passaggio in sala come gli altri. 

UN NUOVO CINEMA ALL’ORIZZONTE

Cambia la visione e automaticamente anche l’esperienza che lo spettatore vive attraverso il film. Se tre ore di film (nel caso di The Irishman) al cinema possono assumere una connotazione di studio, dall’attore alla scenografia fino alla narrazione, a casa seduti comodamente sul proprio divano diventano ore pesanti e noiose, perché la televisione tralascia i dettagli e li nasconde mentre il cinema li enfatizza. 

Una scelta che non premia assolutamente e stesso discorso vale anche per gli altri film. E adesso c’è da chiedersi cosa farà Netflix a riguardo? Cambierà le proprie strategie?

Se Netflix non ha raggiunto i risultati sperati, quest’anno anche i registi “vecchi” e di casa al Kodak Theatre non hanno convinto. Oltre a Scorsese anche Quentin Tarantino non convince e come lui anche Sam Mendes che, da vincitore assicurato è arrivato ad essere solo un vincitore “tecnico”. 

Che sia in corso un cambiamento culturale e sociale anche nel cinema questo è certo e sicuramente questo è stato l’anno sia delle sorprese che dei colpi di scena, tra vincitori inaspettati e nuovi registi all’orizzonte come Taika Waititi e Bong Joon-Ho, due registi con visioni diverse ma molto, molto interessanti.

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