Alla fine di questa storia ci ricorderemo delle molestie sessuali e verbali. E’ così che mi sono immaginata, dopo aver iniziato Bombshell, quello che mi sarebbe rimasto impresso. Ed è così.Non vi nascondo che ho pianto dalla rabbia in diverse scene, che mi sono sentita violata come le protagoniste, che avrei voluto vedere quei maschi bianchi sessantenni e boomer ammettere le loro colpe davanti ad una squadra di professioniste. In gran parte, il film ci è riuscito a ridarmi quel senso di rivendicazione dei diritti, sapete quelli fondamentali che ogni persona dovrebbe avere ma che, se sei donna, alt! Non puoi, devi ottenerli con altro.  Ecco, andiamo per gradi ed entriamo nel vivo del film Bombshell. Ci sono diversi elementi da analizzare in questa pellicola che si, mi ha conquistata. 

Bombshell, una storia vera

Intanto partiamo dalla storia: il film analizza una vicenda realmente accaduta qualche anno fa. Siamo nel 2016 quando Roger Ailes, presidente e amministratore delegato di Fox news e colui che detiene il potere assoluto all’interno dell’azienda viene accusato di molestie sessuali, in primis da Gretchen Carlson e a seguire da altre giornaliste impegnate a Fox news. SI scoperchia il famoso vaso di Pandora e Ailes viene licenziato da Rupert Murdoch, fondatore della Fox.

Da questa breve storia prende piede invece il film, ben più corposo del mio misero riassunto.

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Tre donne, le voci della verità

Tre grandi protagoniste si mettono nei panni delle giornaliste che hanno affrontato, non solo le ripetute molestie di Ailes (mettiti la gonna, fai vedere le gambe, se vuoi crescere di grado a Fox News dovrai farmi qualche lavoretto, ecco solo alcune delle molestie del boss) ma anche i continui e ripetuti disagi e fastidi alle quali erano sottoposte solo per essere donne. Megyn Kelly (Charlize Theron, si farete fatica a riconoscerla ma è lei), Gretchen Carlson (Nicole Kidman) e Kayla Pospisil (Margot Robbie) sono dipendenti di Fox News, se le prime due ormai sono un volto noto della fascia quotidiana dell’emittente Usa, Kayla cerca di farsi strada e sarà proprio lei ad incappare nelle molestie di Ailes dopo Kelly e Carlson che invece hanno dovuto subirle in passato, ben 10 anni prima. 

La trama, che segue le tre donne e le dinamiche dell’azienda, subisce un brusco cambio di direzione quando Kelly e Carlson iniziano a dare voce al loro disappunto, la prima verso la politica e la persona di Trump e la seconda verso una sorta di femminismo, per cercare di dar voce alle donne. Insomma, ai piani alti questo  non piace, primo perché Fox è radicalmente “America First” con programmi che inneggiano al buone pratiche cristiane ecc e secondo perché una donna deve stare, come dicono loro “al suo posto, mostrare le gambe, saper fare un bel sorriso e stop”.

Il vaso di Pandora viene poi del tutto scoperchiato quando la Carlson viene licenziata (il motivo ovviamente sono i suoi servizi troppo “women friendly”) e lei, che già voleva fare causa per molestie ad Ailes prende la palla al balzo. La seconda parte del film si gioca tutta sul piano di dar voce alle altre donne molestate e il caso esplode, con tante altre voci anche di altre emittenti. 

La regia

Dietro la macchina da presa Jay Roach, che finalmente si libera dai toni ironici e demenziali di Austin Powers e dei Ti presento i miei, Mi presenti i tuoi? per andare su qualcosa di diverso, strada che aveva già intrapreso qualche anno fa con La vera storia di Dalton Trumbo, più introspettivo e con un grandissimo Brian Cranston. Questa volta il regista riesce a dirigere il film che si presenta già con una buona sceneggiatura e, grazie al cast, anche a creare una storia accattivante e intrigante, oltre la verità e la realtà dei fatti narrati. 

Un storia di coraggio e verità

Andare oltre la paura, la rabbia e gli sguardi di disapprovazione che arrivano in primo luogo proprio dalle donne è sicuramente un punto fondamentale del film. E’ vero che in termini di regia e narrazione la storia poteva essere approfondita maggiormente, magari con una seconda parte più lunga ed esaustiva ma il nocciolo centrale della questione è raccontato alla perfezione dalle tre grandi protagoniste che rubano letteralmente la scena a tutti gli altri. Una storia non facile da raccontare e dove il tema deve essere narrato al meglio per sostenere la trama che funziona come funziona alla grande il film.

Non c’è solo il coraggio e la forza di denunciare ma il film riesce a raccontare in un modo quasi sublime il terrore delle vittime, quel silenzio che ti porta a seppellire il ricordo delle molestie subite, a cercare di cancellarle dalla mente e che ritornano non appena succedono ad un’altra, non appena riecheggia la frase “Ma potevi denunciare prima!”. Ecco, finché si continuerà a pensarla in questo modo, avremo ancora bisogno di film come Bombshell.

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